Spazi d’ozio

rassegna estiva all’aperto di festival di teatro, musica, danza, incontri e laboratori creativi

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Spazi d’Ozio si configura come una rassegna incentrata sulla riscoperta della gioia dello stare insieme, in un clima di scambio di valori culturali, saperi e “saper fare”.

L’accezione di “ozio” a cui ci vogliamo idealmente ricongiungere non è quella odierna, che lo configura come spazio di pigrizia immobile e spreco del tempo, ma quella più antica, restituendo al termine il suo valore originario. A Roma l’otium, contrapposto al negotium, era il tempo dedicato agli studi, composizioni e speculazioni intellettuali.
L’ozio, concepito al modo degli antichi, non è una fuga dal lavoro, ma coincide con l’agire libero, proprio degli uomini liberi.

L’età moderna, centrata sul lavoro, ha perso di vista la concezione antica dell’ozio, confondendolo con lo “svago”; non viene più concepito come un’attività libera, come il “tempo dell’opera”, di cui cifra assoluta è l’opera d’arte, che è insieme lavoro, libertà/creatività, grazia.

Nel corrispondente greco scholé, l’ozio ha come significato quello di avere: designa un possesso e propriamente quello del tempo, di un tempo tutto per sé, ma non in forma strettamente egoistica. Nell’ozio, l’uomo si libera da sé, dal suo immediato interesse, non per negarsi, ma per meglio ritrovarsi, per pervenire alla più compiuta consapevolezza della sua vera condizione. Non a caso l’ozio degli antichi era caratterizzato dallo studio e soprattutto dallo studio disinteressato: non quello funzionale ai risultati immediati, ma quello necessario solo per capire. Il tempo dell’ozio è infine il tempo delle giuste relazioni con gli uomini. L’ozio, al modo in cui favorisce un sapere disinteressato, libera spazio per l’intimità.

È ciò, dunque, quello che vogliamo recuperare: ozio come ciò che ci permette di stare bene.

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