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SUMMARY:Matteotti. Anatomia di un fascismo
DESCRIPTION:\ndi Stefano Massini\ncon Ottavia Piccolo\nregia Sandra Mangini\nvideo Raffaella Rivi\nmusiche Enrico Fink\nscena Federico Pian\nluci Paolo Pollo Rodighiero\ncostumi Lauretta Salvagnin\nproduzione Argot Produzioni/Officine della Cultura, Fondazione Sipario Toscana onlus – La Città del Teatro, Teatro delle Briciole – Solares Fondazione delle Arti, Teatro Stabile dell’Umbria\nin collaborazione con Infinito Produzioni\nfoto Antonio Viscido\nmusiche di Enrico Fink eseguite dal vivo daI Solisti dell’Orchestra Multietnica di Arezzo\nMassimiliano Dragoni salterio, percussioni, doppio flauto\nLuca Roccia Baldini basso\nMassimo Ferri chitarre, mandolino\nGianni Micheli clarinetto basso\nMariel Tahiraj violino\nEnrico Fink flauto\nMatteotti (anatomia di un fascismo) parte dalla testimonianza di chi c’era, di chi ha visto e non si è tirato indietro, per ricostruire quanto Matteotti stesso chiamava il pericolo più grande: il pericolo più grande è quello che non capisci, la malattia che fa morire un uomo è quella che non fa rumore, non ha sintomi, non la senti crescere. Anzi, addirittura ne sorridi. Come sorrideva “Tempesta”, così come era chiamato il giovane Giacomo a Ferrara, quando parlava dei “celibanisti”, quelli che al caffè dietro il Duomo chiedono il celibano perché non lo sanno che il cherry-brand è inglese. Quelli che, d’un tratto, sfilano in migliaia accanto al Contessino, Italo Balbo.\nTempesta: uno col sangue caldo. Sempre stato. «Io, il mio discorso l’ho fatto. Ora voi preparatevi qualcosa da dire al mio funerale». 30 maggio 1924. A cento anni di distanza è il teatro, è la musica, sono le parole di Stefano Massini, la voce di Ottavia Piccolo, i suoni de I Solisti dell’Orchestra Multietnica di Arezzo a prendersi l’impegno di parlare.\n\nPer info e prenotazioni 3515337070 | prenotazioniteatrodelcerchio@gmail.com\n
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