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DESCRIPTION:SGAMBE SGHEMBE | 29 ottobre 17:00 | Teatro del Cerchio\nscritto, diretto e interpretato da Alessandra Crotti\nConsulenza artistica Andrè Casaca\nSguardo esterno Enrico Lombardi\nProduzione compagnia Enrico Lombardi / Quinta Parete\nE se camminare all’indietro fosse la normalità?\nSe i pantaloni si indossassero nelle braccia?\nSe si potesse avere per amica una lampada?\n50 minuti per elogiare il sottosopra.\nUn giovane gambero pensò: “Perchè nella mia famiglia tutti camminano all’indietro? Voglio imparare a camminare in avanti, come le rane, e mi caschi la coda se non ci riesco”- Anche chi per natura è destinato ad un’azione solita, ha il diritto di tentare l’insolito, di esplorare ed esplorarsi, di mettersi alla prova, di guardare oltre il muro del conosciuto.\nPartendo dall’idea del coraggio di andare controcorrente, questo spettacolo mette in discussione tutti i dogmi preconfezionati, come la certezza che un gambero cammini soltanto all’indietro e che una persona cammini soltanto in avanti, ad esempio. E’ proprio “coraggio” la parola che alla fine viene messa in luce: “… perché certi tesori esistono soltanto per chi batte per primo una strada nuova e il primo era stato il giovane gambero.”\nCoraggio come follia, coraggio come sfida, coraggio come desiderio.\nSul palco una figura, sola. Che si incarta, si sorprende, si reinventa continuamente. Che cerca di dar voce al desiderio profondo di mettere in luce tutto quello che è contrario, differenza, diversità, stranezza, insolito. Essa arriva al momento del cambiamento/ribaltamento a tratti per gioco, a tratti per esigenza, a tratti per inconsapevolezza, scoprendo ogni volta che il “rebalt” è più interessante, o conveniente! Il filo della comicità è ciò che rende possibile e sostiene l’esplorazione di ogni oggetto e situazione da parte di questa solitaria figura, che trova nella difficoltà un modo nuovo di guardare il mondo.\n“Sgambe Sghembe” è uno spettacolo nato su basi clownistiche con l’intenzione di proporre la tematica della diversità attraverso un contesto quotidiano ma personalissimo. Sono assenti la parola e il testo (compare una breve lettura soltanto nel finale, liberamente rielaborata sui racconti di Gianni Rodari “Il giovane gambero” e “La strada che non andava in nessun posto”) per dare rilievo alle immagini ed a un corpo che cerca, nonostante i mille inciampi, di comunicare con convinzione la voglia di esclusività annidata dentro ogni essere umano. La voglia di affermarsi secondo la libertà dei desideri.\n
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